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Nome:
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McManus
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E-mail:
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ICQ:
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Nessuno |
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Livello:
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8
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Ruolo:
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Giocatore Epserto / Signore di Anfalas |
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Razza:
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Umano |
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Classe:
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Templare
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Allineamento:
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Buono
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Religione:
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Elmethyr e Yamenar
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Carattere:
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E’ di indole buona e gentile, galante con le donne, e difficile all’ira. Ripone un’incrollabile fiducia negli amici di vecchia data. Possiede una conoscenza pressoché illimitata della storia, sapere trasmessogli dall’arma che brandisce, e sa più cose su demoni non morti e creature del bene, di quanto si potrebbe immaginare. Ama raccontare di antiche leggende o di imprese sconosciute con la passione di un giovincello, e il più delle volte finisce per annoiare gli interlocutori senza nemmeno accorgersene. Spesso si fa carico di più cose di quante potrebbe realmente riuscire a controllare ma la sua incrollabile forza di volontà gli permettere di raggiungere risultati fuori dal comune. La sua forza di volontà è messa continuamente alla prova dal fardello che porta con se e la sua vita è una continua tensione dualista fra bene e male. Nessuno l’ha mai visto perdere le staffe o il sangue freddo, nemmeno i compagni di armata e per questo lo seguono ciecamente in ogni impresa. |
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Aspetto:
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Una fluente chioma castana corta incornicia il volto volitivo, gli zigomi pronunciati e gli occhi grigi. Indossa una pesante armatura con lo stemma della sua città, Imbrhil, e sembra riempirla con muscoli guizzanti. E’ alto un metro e novanta per una novantina di chili. Nonostante il suo volto possa sembrare austero è sempre incline al perdono e al sorriso e questo gli conferisce una certa aria da brav’uomo, specialmente per la reputazione di cui gode nella contea. E’ affascinante e carismatico e chiunque calpesti il suolo di Anfalas gli deve almeno un favore. |
| Biografia: | McManus è stato allevato da un vecchio Paladino ormai in “pensione”.
Fino a diciassette anni apprese le tecniche di spada e i segreti del maestro,
ma, ancora giovane, giunto al suo stesso livello, decise di partire per
un viaggio formativo e di girare il mondo per fare nuove esperienze e conoscere
di più il suo “campo di battaglia”, comprenderne , pur se in minima parte,
i meccanismi di modo da poter difendere , una volta diventato un vero paladino
più gente possibile. Fu allora che il suo sentiero incontrò la strada di
Vadier, un vampiro antico il cui nome è ormai leggenda, che partecipò agli
scontri ancestrali fra forze del bene e male congiunte contro i non morti.
Era una battaglia più grande di se e lo comprese fin troppo presto, quando
il suo voltò cadde a terra nel fango, il corpo schiacciato dai tremendi
poteri della spada che il vampiro impugnava. La Divoratrice d’Anime. Aveva
sentito parlare dal suo maestro, di armi dotate di volontà propria, veri
e propri demoni sotto forma di spada, che dominano e corrompono chi li brandisce.
Ma non aveva creduto più di tanto a simili storie. Quando fissò il cielo
diventato di un verde cadaverico, il teschio dell’elsa che ingoiava la lama
ondulata dell’arma, non ebbe dubbi. Quella era forse una delle armi più
potenti mai forgiate nei piani. Alla potenza dell’arma corrispondeva però
una maggiore difficoltà nel poterla usare e si chiese se lo stesso Vadier
non fosse ormai prigioniero del demone. Non aveva importanza, era stato
sconfitto e ora era alla sua mercé. Non aveva speranze, la sua vita si avviava
ad un vicolo cieco prima ancora di cominciare, nelle oscure segrete della
torre di Vadier popolate da creature dimenticate dal bene e dal male, aberrazioni
prive di dignità e coscienza, antichi schiavi della terribile volontà del
loro signore o della spada. Mesi e anni scivolarono via veloci come ciottoli
per un ruscello, e il guerriero camminò sul sottile filo fra vita e morte
per innumerevoli giorni lunghi come secoli. Era arrivato a comprendere che
sarebbe stato utile al vampiro come sacrificio… semplicemente Vadier stava
attendendo che il momento fosse propizio. Più volte avrebbe voluto uccidersi,
ma dopo i primi tentativi Vadier lo immobilizzò completamente in catene
magiche e il suo solo pensiero era libero di operare in quella voragine
di caos e perdizione. Più volte aveva sognato di poter maneggiare l’arma
del vampiro contro il vampiro stesso. Ma sapeva anche che prima o poi la
volontà della Divoratrice l’avrebbe dominato. Che vantaggio c’era nell’uccidere
Vadier se poi lui stesso avrebbe dovuto divenire un alter ego del vampiro?
Non aveva risposte per questa domanda. Solo la fede nelle sue capacità e
nel dio Yamenar. Tenne duro per tutto quel tempo, stringendo i denti, assorbendo
quel caos e facendolo suo, abituandosi a resistere alle possessioni alle
quali lo sottoponevano gli spiriti in pena delle segrete, agli incantesimi
di tortura dei boia dai volti oscurati che spesso si recavano da lui in
visita. Dalle maledizioni che offuscavano la sua mente ogni ora ogni minuto,
ogni giorno. Non ricordava che età avesse quando venne liberato dalle catene
invisibili e portato in superficie. Aveva barba lunga e lunghi capelli increspati.
Le orbite scavate e i muscoli atrofizzati. In cuor suo pianse sapendo di
non poter tentare il tutto per tutto con il corpo ridotto in quelle condizioni,
ma aveva ancora la mente. Vadier lo fissò sorridente, mentre due scheletri
lo sorreggevano per le spalle, non era in grado di camminare da solo e non
ricordava più se gli fossero stati recisi o meno i tendini. La Divoratrice
d’Anime era nel fodero. Il teschio lo guardava quasi in un ghigno divertito,
lui, di fronte alla peggior fine. Venne messo a sedere sul tavolo cerimoniale.
Vadier brandiva un pugnale nero gocciolante di un liquido denso. Fu allora
che nella sala comparve un’altra creatura. << Vadier, ti sei spinto troppo
oltre.>> Disse una voce fanciullesca dietro di lui. McManus non era in grado
di vedere chi fosse ma sapeva in qualche modo che la voce non rispecchiava
l’animo del nuovo arrivato. Vivendo per così tanto tempo in qui luoghi aveva
imparato a percepire le emanazioni degli spiriti e quella che aveva dietro
era la più potente che avesse mai sentito. << Sciocco! Cosa vuoi in questo
momento? Torna dai tuoi padroni e dì che Vadier li surclasserà tutti, qui,
oggi! >> Ringhiò il vampiro con un sussurro tagliente come un rasoio affilato.
<< Sei tu che non capisci ancora con chi hai a che fare Vadier. Non ho padroni
tranne uno, ed è in sua vece che vengo quale l’angelo della morte ad eliminarti.
>> McManus poté scorgere paura e terrore nel volto teso e tirato di Vadier.
La visione lo scosse come un turbine, chi poteva essere quella creatura
dalla voce così accomodante, in grado di spaventare un vampiro antico? Pensò
ancora alle vecchie leggende del suo maestro… a storie fantastiche di Demoni
e Angeli che lottavano contro non morti…e pensò che solo una creatura di
quei tempi poteva ottenere tali effetti su un tipo come Vadier. Il vampiro
sguainò la spada ma prima ancora di estrarla venne trafitto da migliaia
di coni appuntiti come lance, neri come la pece, dalla luminescenza violacea.
Un brivido scosse McManus , ancora impossibilitato a girarsi. Gli scheletri
che ancora lo sorreggevano crollarono a terra esanimi, e fu solo con uno
sforzo che poté alzarsi in piedi. Tentò di girarsi ma non vide che due occhi
viola nella notte. Come per i felini, la luce cinerea della luna si specchiava
in due occhi dall’iride viola tagliata come i felini. Tentò di avvicinarsi
alla spada davanti ad un sorriso grottesco della creatura che lo fronteggiava.
Le orbite cave del teschio lampeggiarono di verde quando lui vi mise mano,
e improvvisamente una luce tremenda lo avvolse, la stessa luce che aveva
visto quel giorno di anni fa nel combattimento contro Vadier. La sua mente
venne investita dai ricordi della spada, dalla conoscenza di essa e dalla
sua forza di volontà. Ma se era stato indebolito nel corpo, la sua volontà
era stata temprata dalla prigionia in quel luogo, e riuscì a resistere ad
una prima ondata malvagia che tentò di affondare le radici nel profondo
della sua mente. Sentì le forze tornargli, e la spada come una guarigione
degna del patriarca di Yamenar lo curò completamente. Vadier ancora vivo
lo afferrò per una caviglia, ma più per istinto che per volere, lo trafisse
al petto infiggendogli la spada in profondità, forando persino il pavimento
che aveva dietro. Senza volerlo aveva sprigionato una forza temibile, data
dalla disperazione e dal risentimento che provava nei confronti del vampiro,
la spada emise un sommesso grido stridulo e si illuminò nuovamente. Le energie
del vampiro percorsero tutta l’elsa per andare a finire nelle fauci stilizzate
del teschio che componeva l’elsa, e McManus sentì un’altra scossa di potere
pervaderlo e un altro tentativo della spada di prendere il controllo. Più
forte e agguerrito di prima. Ancora una volta la sua forza di volontà lo
sostenne, e quando sfilò la spada dal petto di Vadier era ancora se stesso.
I suoi occhi castani si colorarono di grigio e fu allora che tornò a posare
lo sguardo sul demone che aveva alle spalle. La lama lunga e ondulata puntava
in direzione di quegli occhi felini che lo fissavano senza dire nulla. <<
Tienila tu.>> Dissero gli occhi rivolgendosi a McManus < (dal terzo libro della battaglia dell’eternità, verso 457) |
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Forza:
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5
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Destrezza:
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3
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Intelligenza:
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4
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BA:
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17
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BD:
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10
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PM:
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14
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LS:
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10
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Armi Primarie:
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Armi da Taglio
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Armi Secondarie:
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Armi da Taglio
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Armi Terziarie:
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Nessuna
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Altre Armi:
|
Nessuna
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| Via Primaria | Via Secondaria | Via Terziaria | Altre Vie |
| Via della Luce | Nessuna | Nessuna | Nessuna |
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Denaro:
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2
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| Note: |
Usare la Divoratrice d’Anime per McManus è altrettanto pericoloso quanto affrontare i nemici che richiederebbero il suo utilizzo, di rado si arrischia a maneggiare l’Arma, e se lo fa è sempre in situazioni di gravità assoluta. ABILITA’ SPECIALI |
| Note x Giocatore: | Nessuna |